Lo specchio nero – I sovranismi sullo schermo dal 2001 ad oggi

Il libro del duo Dikotomiko seleziona narrazioni audiovisive italiane e straniere che rappresentano l'esistenza di gruppi neonazisti e neofascisti e in cui emerge il lato più oscuro del presente.

Lo specchio nero - Recensione libro Dikotomiko

Bisogna partire da una verità incontrovertibile: Lo specchio nero, firmato dal micro-collettivo Dikotomiko e uscito per DOTS edizioni lo scorso 25 Aprile (e quando, sennò?), ha il grande merito di guardare la bestia negli occhi e di non distogliere mai lo sguardo. L'oggetto editoriale, difficile da inquadrare del tutto, pesca a piene mani tra la sporcizia e le brutture di un mondo ridotto a canale di scolo, traboccante di macerie, popolato di detriti, attraversato da sete di vendetta, risentimento e da violenza. E lo fa prendendo in considerazione la capacità dell'audiovisivo di specchiare la contemporaneità e di prefigurare la realtà attraverso film e documentari che, dagli anni 2000 in poi, hanno rappresentato sui nostri schermi le nuove strategie di conquista del potere da parte della covata malefica che emula le azioni di Hitler e Mussolini.

Lo specchio nero – I sovranismi sullo schermo dal 2001 ad oggi è un titolo imprescindibile, in grado di partire dalla settima arte per arrivare al nostro mondo. Il libro è necessariamente partigiano ed ideologico e prova ad interrogarsi sull'errore di sistema che ha reso possibile un altro mondo, quello sbagliato però. Dalla cosmesi (definita il primo maquillage) in epoca Berlusconiana, che ha consentito una riorganizzazione di neofascismi capaci di svanire dietro termini quali sovranismi e populismi, allo sdoganamento televisivo e social, che ha dato in pasto agli spettatori storie(s) di ordinario revisionismo.

Dopo un'introduzione cristallina che delinea una cavalcata storica basata su cancellazione della memoria e diffusione virale di false notizie e menzogne, Dikotomiko invita i lettori a schierarsi, prendendoli per mano e conducendoli verso l'abisso della società e il controcampo dell'Unione Europea. La riorganizzazione ed il maquillage sono passati attraverso le pratiche di familiarità, normalizzazione, accettazione e propagazione. Tra le macerie provocate dal ventennio telecratico, sono riusciti a sopravvivere i vermi più sordidi, che si sono cibati di furbizia e prevaricazione social(e), in grado di fare proselitismo nel disagio e nelle periferie e di dar vita ad un linguaggio imbevuto di retorica retromaniacale. Com'è stata possibile la trasformazione dei vermi in farfalle svolazzanti da un palinsesto all'altro, da un video privato diventato virale ad un comizio in piazza accolto da braccia tese?

Lo specchio nero si interroga e tesse una rete di risposte attraverso una serie di audiovisivi (molti dei quali passati sotto-traccia. La cortina di fumo per far sì che il pubblico non vedesse ha giovato ai neofascisti stessi, che attraverso quel fumo si muovono con particolare abilità) che mostrano il legame tra neofascismo e periferia, tra ghettizzazione urbana, degrado, descolarizzazione, crisi economica e insorgere delle destre. Dikotomiko indaga la rappresentazione e svela la rimozione che narcotizza sguardi e orecchie, e che produce un immaginario nazionalpopolare capace di dar vita ad immagini e rievocazioni distorte.

L'analisi critica parte dai casi italiani mainstream di Sono tornato di Luca Miniero e di Diaz – Non pulire questo sangue di Daniele Vicari per abbracciare anche docufilm soggetti a damnatio memoriae come Crescere neofascisti – Viaggio all'interno dell'universo Lealtà Azione. Per il resto, escludendo casi come The act of killing di Joshua Oppenheimer, Caterina va in città di Paolo Virzì e 22 July di Paul Greengrass, chi può dire di conoscere Profugos di Pablo Larrain o Inconscio Italiano, un docu-saggio di Luca Guadagnino che fa luce sul colonialismo italiano con l'obiettivo di intervenire sul modo di pensare e sull'immaginario della contemporaneità?

La sensazione è che il testo del micro-collettivo sia stato creato dal miglior Charlie Brooker. La sua lettura è in grado di inquietare e di provocare un malessere sordido che stenta ad abbandonare il lettore. Per il semplice fatto di riuscire a dar vita a sensazioni del genere, si tratta di un testo che deve essere letto ed approfondito, senza se e senza ma. I riferimenti di Dikotomiko alla cultura visuale contemporanea e a concetti quali quelli di premediazione, rimediazione, visione soggettiva e diffusione virale delle immagini alla base dei meccanismi di creazione del consenso popolare creano un fitto reticolato molto utile anche per chi sceglie un approccio differente alla tematica politica e sociale. È stato un difetto di rappresentazione e non di esistenza a rendere pressochè incomprensibile il ritorno alla vita di zombie che non hanno più paura di correre, dopo essersi scrollati di dosso il cameratismo e aver riconquistato i termini linguistici cari al gergo criminale di CasaPound.

La divisione del libro in due macro-capitoli (Prima gli italiani e A casa loro) rappresenta proprio la sostanziale differenza attraverso cui si è indagato e rappresentato il (ri)sorgere dei fascismi in Italia e in Europa. Mentre i film internazionali non hanno avuto timore a guardare il passato e a immergersi in un presente nero, il belpaese ha preferito pulire tutto con un colpo di spugna, incapace di convivere con un passato ridotto a tabù anche dalla sinistra, convinta che la rimozione forzata dell'idea dei fascismi equivalga alla loro non esistenza. Il libro di Dikotomiko è anche impreziosito dai disegni del collettivo La psicoscimmia e, in definitiva, offre una possibilità fondamentale per provare a guardare al di là dello schermo nero che riflette l'epoca in cui viviamo. Senza paura. Ma con la volontà di studiare, scoprire e analizzare per preparare anticorpi migliori e più resistenti.

Autore: Matteo Marescalco
Pubblicato il 04/07/2019

Ultimi della categoria