Vinyl 1x08 - E.A.B.
Messa da parte la dipendenza di Richie, la serie HBO trova finalmente il giusto punto d'incontro tra le sue tante identità, riuscendo a parlare soprattutto di musica

Persone, edifici, canzoni, ogni realtà necessità di una sua struttura, di uno scheletro di fondo che ne determini la natura e ne permetta la riuscita. Solo in un secondo momento si potranno aggiungere muscoli, organi, pelle, tutto ciò che caratterizza e rende unico un prodotto.
La lezione di Lester Grimes ai Nasty Bits è sicuramente uno dei momenti migliori di questo ottavo episodio di Vinyl, forse il più riuscito della serie per come finalmente riporta al centro del discorso la creazione musicale. Certo, dal punto di vista stilistico la componente sonora è sempre stata una delle colonne portati dello show HBO, soprattutto grazie alla soluzione ricorrente di introdurre inserti musicali liberi di muoversi dentro e fuori la narrazione, tuttavia a mancare è stato il racconto effettivo della sua realizzazione. Oltre i nomi e i luoghi storici costantemente rievocati, Vinyl fino ad ora ha parlato troppo poco di musica, di sonorità e note e stile e produzione di quel sound fantomatico che Richie Finestra insegue come una chimera ormai da molte puntate. E.A.B. allora è un grande episodio di cui si sentiva il bisogno perché finalmente, complice la detour a Las Vegas della scorsa puntata, ci si focalizza molto meno su Richie e la sua dipendenza, a conti fatti l’aspetto peggiore della serie fino ad ora. Finalmente si mette da parte il ritmo dopato e l’autocommiserazione e i vaneggiamenti più istrionici a favore di una narrazione più posata e corale, e soprattutto vicina alla creazione musicale, che sia la registrazione in studio dei Nasty Bits o la scoperta di un nuovo sound da parte di Clark. Perché se davvero di questo mondo si vuol parlare, ad un certo punto diventa necessario distaccarsi dagli aspetti più appariscenti e calligrafici della ricostruzione storica, Vinyl deve rallentare con lo showreel di rockstar del passato e mettere a fuoco la vera produzione musicale, il nascere delle nuove scene funk e punk e il tramontare di un’era.
Troppo spesso questa serie dalle troppe identità si è accontentata di soffermarsi sul suo protagonista principale, che dopo tanta attenzione rischia di esaurire ogni potenziale narrativo. Anche la linea crime appare in tal senso artificiosa, volutamente scorsesiana, ma per un gangster che compare assistiamo almeno a cinque o sei perfomance musicali, salvando così gli equilibri di uno show che troppo spesso comunque fatica a mettere a fuoco quelli che dovrebbero essere i suoi obiettivi principali. Cosa vuole raccontarci veramente Vinyl? E.A.B.in questo senso segna un passo in avanti, ci regala un’ora nel corso della quale le varie parti che compongono la serie trovano finalmente il giusto punto di contatto, un dialogo tra la tradizione figlia de I Soprano, l’impronta scorsesiana e la dimensione musicale.
Se si tratterà di una breve parentesi o di un deciso assestamento ce lo diranno le ultime due puntate, alle quali a conti fatti spetta il compito di decretare la riuscita o meno di questa prima, incerta e schizofrenica stagione.