Film folle e pionieristico che anticipa le riflessioni sulla realtà virtuale, ma anche manifesto di un cinema che procede come un corpo deforme all'interno dell'industria hollywoodiana.
Con il suo primo film hollywoodiano, Verhoeven gioca con i generi per dare vita a una profetica riflessione sull'identità di un mondo già proiettato verso il proprio cannibalismo.
Con un film "maledetto", ricco di elementi forti ma mai vacuamente provocatori, Verhoeven si avvicina all'immaginario hollywoodiano reinventandone protagonisti e situazioni.
Paul Verhoven usa le avventurose vicende del riscatto di una donna come base di una riflessione sulla prostituzione che accomuna lo sfruttamento del corpo femminile a quello del proletariato
Ultimo dei tre adattamenti lovecraftiani prodotti da Corman, il film di Haller non riesce a restituire l'atmosfera e i toni del racconto, né a creare un percorso autonomo che ne prenda il posto.
L'esordio di Verhoeven è una commedia sarcastica non del tutto riuscita, ma nella quale troviamo a livello embrionale l'attenzione per il sesso, la violenza e le maschere sociali del cinema successivo