Vincitore del Platform Prize a Toronto e distribuito da Netflix, il film del malesiano Wi Ding Ho è un racconto a ritroso dove il senso della perdita riecheggia nelle tre fasi della vita di un uomo: storia in tre episodi dove ogni incontro è già un abbraccio spezzato.
La serie docu-crime dal successo planetario è soprattutto una fotografia in filigrana dell’America schizofrenica trumpiana, mai come ora così incapace di riallacciarsi alla realtà, mai così avvitata in un solipsismo sinistro.
Ispirata alla storia vera di Deborah Feldman, la prima serie Netflix girata in yiddish è un racconto di autodeterminazione ed emancipazione da comunità oppressive.
Scrittore e drammaturgo, Anthony McCarten scrive per Meirelles la genesi di un’icona: Papa Francesco, dopo i biopic su Stephen Hawkins, Winston Churchill e Freddie Mercury. Troviamo le differenze.
Per BBC e Netflix, Moffat e Gattis omaggiano e reinventano il capolavoro di Bram Stoker, un tentativo coraggioso e inedito che avvince ma si perde nella parte conclusiva.
La docuserie Netflix è un viaggio negli abissi della parte morbosa del web; la storia di come il peer network della rete abbia acciuffato il killer di gattini (e non solo…) Luka Magnotta si fa riflessione sulle dinamiche della post-verità.
A più di un decennio di distanza da "L'uomo senza sonno", Brad Anderson torna all'horror paranoico e allucinato con un film Netflix risaputo e senza inventiva.
Scorsese firma con l'inchiostro digitale di Netflix il suo film-testamento e l’ultimo grande film del Novecento, incongruenza tardiva che stride con la cronologia e le logiche del contemporaneo e che eppur (r)esiste.
Pur ponendolo a confronto con il peso di spettri e assenze, Vince Gilligan concede a Jesse Pinkman la quadratura del cerchio e la possibilità di una nuova vita.